Induzione del parto

Sentiamo spesso racconti di bimbi nati con parto indotto o di mamme a cui é stata proposta l’induzione del parto per far nascere il loro bambino che sembra ritardare il suo arrivo. Non sempre purtroppo queste storie sono legate ad esperienze positive, come se la causa fosse proprio l’induzione stessa. 

Mi trovo molte volte a parlare con gestanti dubbiose e pensierose davanti all’eventuale proposta di induzione del parto proprio perché hanno sentito di ricordi negativi. Ansie e paure sono del tutto capibili quando ci troviamo ad affrontare una situazione differente rispetto al parto bellissimo e soprattutto naturale che abbiamo immaginato per tutta la gravidanza. Ma facciamo chiarezza per poter partorire con serenità anche quando qualche ostacolo si frappone sul nostro cammino. 
Per prima cosa cerchiamo di capire quali sono le condizioni per cui sarebbe opportuno ricorrere a un’induzione del parto:

– la più comune é sicuramente la GRAVIDANZA PROTRATTA, ovvero una gravidanza che si protrae oltre la data presunta del parto. Dopo il termine, infatti, é necessario controllare più spesso che il bambino stia crescendo bene, che il liquido amniotico sia di quantità adeguata e che la placenta garantisca ancora il nutrimento adeguato al piccolo. Se questi controlli risultano regolari é possibile attendere fino a 41settimane +3/+5 giorni, dopodiché il bambino deve continuare la sua crescita fra le braccia della mamma. 

– un altro caso é la ROTTURA PREMATURA DELLE MEMBRANE, cioè quando si ha la rottura spontanea delle acque in assenza di contrazioni. In questo caso se, non si presentano contrazioni efficaci per scaturire il travaglio, é necessario produrle in modi alternativi. 

– la terza condizione é la presenza di PATOLOGIE MATERNE O FETALI come ad esempio il diabete gestazione, l’ipertensione e la colestasi per quanto riguarda la mamma, oppure ritardi o eccessi di crescita nel bambino. 


Con il termine induzione del parto si intendono quelle tecniche che permettono di provocare il travaglio mediante la stimolazione delle contrazioni e la maturazione della cervice uterina. Le tecniche si alternano fra l’inserimento in vagina di un gel o di un particolare dispositivo che rilascia prostaglandine per la maturazione della cervice, oppure di un palloncino che stimola meccanicamente il collo dell’utero. Inoltre tramite la somministrazione di ossicina in flebo é possibile stimolare o regolarizzare le contrazioni in modo da accelerare l’insorgenza del travaglio. Chiaramente ogni metodo di induzione del parto venga proposto ha la particolarità di essere graduale e di simulare il più possibile un travaglio fisiologico. Il collo dell’utero, se non é già pronto, si modificherà gradualmente e le contrazioni che insorgeranno, diventeranno progressivamente più intense e frequenti. 

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Durante il ricovero, dopo aver valutato la situazione mediante la visita, il medico individua la metodica più giusta, spiega alla mamma di cosa si tratta e fa firmare il consenso informato. Nessuna induzione del parto potrà essere effettuata senza il consenso della mamma. Se infatti dopo il colloquio con il medico la donna non é d’accordo, in alternativa verrà programmato un cesareo. 
Viste le alte percentuali di efficacia delle varie tecniche, l’induzione del parto viene proposta ogni qualvolta ci si trovi in presenza di una situazione descritta sopra. 

Le ostetriche ti staranno accanto tenendoti informata sul progredire del travaglio e ti accompagneranno fino a conoscere il tuo bambino. In bocca al lupo!